Arte terapia è un termine ambiguo ed abusato, poco corretto per indicare l’insieme delle tecniche e delle metodologie, che utilizzano diverse attività espressive “non verbali” come mezzi terapeutici; tuttavia il termine mette in rilievo l’aspetto creativo, che nella terapia delle psicosi è di primaria importanza.
Si situa come una proposta terapeutica diversa, nell’ambito di una psichiatria alternativa, e secondo stimolanti modelli non tradizionali, atti a riempire il vuoto che il crollo delle istituzioni ha portato con sé.
Si può ritenere che l’allargamento della ricerca in questo campo possa fornire un arricchimento di tecniche che si propongono quali occasione unica e privilegiata del comunicare per persone che presentano il loro sistema d’espressione depauperato.
Il fuoco dell’osservazione si sposta allora dal punto osservato, dal “segno”, dal “sintomo”, al contesto generale, alla struttura organizzata: “ciò che richiama la nostra attenzione” scrive Binswanger “sono i contenuti delle espressioni del linguaggio come indizi, come comunicazioni, per cogliere il mondo nel quale il nostro interlocutore è vissuto e vive, per intendere come quel particolare uomo che ci sta di fronte concepisca il mondo, si chiuda al mondo; insomma in che modo sia, come esista”
Negli ultimi anni si sta assistendo ad un sempre maggior impiego dell’arte come “strumento per fare terapia” in psichiatriaI soggetti con disturbo psicotico, dominati dal pensiero magico, presentano un’attività artistica molto accentuata ed una verbalizzazione scarsa; diventa quindi utile nei centri di riabilitazione psichiatrica (nei quali la loro presenza incide per circa l’ 80%) ricorrere a modalità di espressione e comunicazione come quelle forniteci dalle “attività di tipo artistico”
Nel “prodotto creativo” si trovano gli echi del pensiero magico confinati nell’inconscio e integrati con i processi logici
G.E. Morselli nel suo fondamentale lavoro “Esiste un’attività psicopatologica originale” (1948) sostiene che “nella malattia, oltre a fenomeni deficitarii di dissoluzione e di disgregazione, esistono processi di una autonoma ed originale costruttività, una attività psicopatologica originale, che si estrinseca in maniera soprattutto evidente nelle sue manifestazioni espressive, così singolari e frequenti, proprie di questi malati[...]le prestazioni di questo psichismo, anche se paradossali e poco utilizzabili a causa dello sfondo dissolutivo, devono considerarsi di natura costruttiva.”
Ne “La mente come teatro” Fausto Petrella afferma: “la mente funziona come il teatro[...] la specificità funzionale della metafora teatrale, il suo primato rispetto a tante altre analogie presenti in psicoanalisi, sembra consistere innanzitutto nel promuovere una concezione dinamica e relazionale della mente”
L’inconscio viene spesso definito come “uno spettacolo che può anche non essere mai rappresentato da nessuno”; esiste una drammatizzazione onirica nella messa in scena allucinatoria del sogno, ed anche la sua interpretazione richiede un dispositivo rappresentativo-narrativo per diventare intellegibile...
I fatti della vita individuale e collettiva, che la psicoanalisi studia estraendoli dall’esperienza individuale e relazionale, nel teatro trovano una loro esistenza specifica.
Il teatro stesso è un dispositivo conoscitivo molto articolato e questa conoscenza presenta indubbi vantaggi su quella psicoanalitica: si presenta in modo molto più accattivante, è immediato, partecipabile e organizzato in forme che possono darci la massima soddisfazione.
Un ultimo punto che accomuna la realizzazione teatrale, la funzione onirica e l’interpretazione psicoanalitica, si può esprimere sinteticamente in questo modo: “ciò che è rappresentato è realizzato e insieme scongiurato”. La minaccia da scongiurare è la morte, la perdita di sé o dell’oggetto d’amore, il dolore psichico ed anche il rischio del disordine totale.
Freud ritiene che la funzione principale dell’arte sia la sublimazione della libido, il che implica un cambiamento di scopo che sia socialmente accettabile: l’arte fornirebbe un modo di godere impunemente dei propri fantasmi senza provare senso di colpa. Nella concezione psicoanalitica l’esperienza teatrale assolve principalmente due funzioni: quella catartica e il promuovere un “momento conoscitivo”.
Moreno ha avvertito con grande lucidità che una minaccia mortale sovrasta la società moderna ed a essa si è animosamente opposto: la minaccia della robotizzazione. Lo psicodramma ripristinerebbe la creatività “accrescendo” la salute mentale e costituendosi così come uno strumento di particolare pregio per l’educazione e per la terapia. Nel tentativo faticoso di salvaguardare questa risorsa umana contro l’alienazione del sé, egli crea una forma di isolamento sociale e culturale in una dimensione priva di storicità, una sorta di “iperuranio platonico”.
Il concetto di psicodramma nasce dalla somma di molteplici studi di Moreno: il teatro greco, la filosofia aristotelica e quella platonica, l’influenza del pensiero di Bergson, la fenomenologia binswangeriana ed infine la filosofia del “qui ed ora”.
Gli aspetti tecnici in cui si articola una sessione psicodrammatica sono cinque:
1) il Palcoscenico. Con esso si offre la possibilità al soggetto di usufruire di uno spazio molto duttile e mutevole in cui egli può esternare liberamente le proprie problematiche interiori. Questo spazio realizza la possibilità, negata dalla realtà, di liberarsi da qualsiasi ansia riacquistando l’equilibrio perduto.
2) il Soggetto, che in questo contesto viene messo in grado di scoprire non solo sé stesso, ma di riconoscersi anche nei processi mentali di altre persone nelle sue stesse condizioni.
3) il Direttore, che è un terapeuta abile nel creare l’atmosfera adatta al coinvolgimento; suo compito è anche quello di non lasciarsi mai sfuggire il rapporto con l’uditorio.
4) lo Staff di coterapeuti, appoggia il lavoro del terapeuta principale e sostiene al contempo il soggetto nel suo faticoso lavoro, fungendo da “Io ausiliari”.
5) l’Uditorio, composto da altri soggetti o dai familiari del protagonista, ha l’opportunità di intervenire solo quando lo ritiene giusto commentando l’azione o partecipandovi direttamente.
Questi cinque strumenti sono tutti potenzialmente terapeutici, ma è dalla somma di essi che deriva l’aspetto veramente catartico del mezzo psicodrammatico.
Il coinvolgimento dei partecipanti all’esperienza immediata è importante quanto quella del protagonista: è a partire dal capovolgimento dei ruoli che la persona apprende ciò che non è stato in grado di cogliere nella realtà; questo fenomeno è ciò che Moreno definisce “catarsi di integrazione”
Alla luce di quanto esposto possiamo concludere che il teatro racchiude in sé qualità peculiari che possono risultare particolarmente interessanti ed utili in ambito terapeutico.
Il teatro è uno strumento conoscitivo che permette sia all’attore che allo spettatore di rivivere e riconoscere sulla scena emozioni e relazioni; offre inoltre all’attore la possibilità di analizzare, scomporre, rivivere e “socializzare” con gli altri spettatori ed attori, attraverso una scena pubblica, che come tale può rinviare a quanto è stato vissuto sulla “scena privata”.
Il teatro è uno strumento di comunicazione e di espressione, permettendo l’esternazione di sentimenti ed emozioni che si celano nel profondo, si potrebbe dire “nell’inconscio”, non solo del personaggio ma dello stesso attore. Un tale sistema d’espressione, proprio perchè comunica attraverso sensazioni profonde, quasi “universali”, permette una ricezione “immediata” e “lineare” da parte dello spettatore.
Tale qualità può spiegare il successo del teatro sin dalle sue origini.
Ma se questa possibilità di una comunicazione “alternativa” ha avuto così successo tra persone che pur non si ritengono avere difficoltà nella comunicazione verbale, a buon diritto si può immaginare un utilizzo straordinario di tale strumento per coloro che invece vedono il loro sistema d’espressione verbale bloccato o depauperato.
Un’ulteriore funzione del teatro è quella catartica e di liberazione emozionale, che si può ritenere particolarmente efficace anche per le persone che risultano in difficoltà con il flusso delle loro emozioni
Il teatro è uno strumento CONOSCITIVO
Il teatro è uno strumento di COMUNICAZIONE e di espressione
qualità del teatro è la funzione CATARTICA e di liberazione emozionale
un modo incredibilmente efficace per COMUNICARE, imparare a CONOSCERE e STIMOLARE a reagire all’inattività
Le attività svolte all’interno dei singoli gruppi mirano realmente al RIPRISTINO E ALL’ACQUISIZIONE di competenze
Il Progetto Teatro si situa realmente in una REALTÀ PIÙ AMPIA che include il lavoro, la famiglia, la rete sociale.